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Il 25 marzo 1957 i Trattati di Roma, la prima pietra dell’Unione Europea

Firma dei Trattati di Roma - Foto Dipartimento Affari Europei
Firma dei Trattati di Roma - Foto Dipartimento Affari Europei

I Trattati di Roma del 25 marzo 1957 rappresentano una pietra miliare fondamentale nel processo di integrazione europea, gettando le basi per quello che oggi conosciamo come Unione Europea. Firmati nella Sala degli Orazi e Curiazi del Campidoglio, secondo alcune fonti alle 18:46 in punto, questi accordi hanno dato vita alla Comunità Economica Europea (CEE) e alla Comunità Europea dell’Energia Atomica (EURATOM), segnando l’inizio di un ambizioso progetto di collaborazione tra nazioni europee.

Trattati di Roma: le premesse

Il cammino verso i Trattati di Roma iniziò dopo il fallimento della Comunità Europea di Difesa, evento che spinse i leader europei a cercare nuove vie di integrazione. Un momento decisivo fu la conferenza di Messina del 1955, presieduta da Paul-Henri Spaak, dove si delineò un doppio obiettivo: creare un’autorità europea per l’energia atomica e avviare un mercato comune europeo. La recente crisi di Suez aveva infatti reso i governi consapevoli della precarietà delle risorse energetiche europee. Figure chiave in questo processo furono Jean Monnet, con il suo approccio “funzionalista” di integrazione progressiva, e Paul-Henri Spaak, ministro degli esteri belga e strenuo difensore dell’integrazione europea. I paesi fondatori furono sei: Francia, Germania Occidentale, Italia e i paesi del Benelux (Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo). Il Regno Unito, pur invitato, decise di non aderire al progetto. L’impulso iniziale venne dal “Memorandum del Benelux”, documento proposto dal ministro olandese Beyer con il coinvolgimento del lussemburghese Bech e del belga Spaak.

Il contenuto

I Trattati di Roma consistevano in due accordi distinti: il primo istituiva la Comunità Economica Europea (CEE), mentre il secondo creava la Comunità Europea dell’Energia Atomica (EURATOM). Il Trattato CEE, composto da 240 articoli, aveva come obiettivo principale la creazione di un mercato comune attraverso l’eliminazione dei dazi doganali tra gli Stati membri e l’istituzione di una tariffa doganale esterna comune. Come dichiarato nel preambolo, i firmatari erano “determinati a porre le fondamenta di un’unione sempre più stretta fra i popoli europei”. Il trattato prevedeva l’elaborazione di politiche comuni in vari settori, tra cui l’agricoltura (la PAC), il commercio e i trasporti. Furono inoltre create importanti istituzioni: la Commissione (poi Commissione europea), il Consiglio dei Ministri (poi Consiglio europeo), l’Assemblea parlamentare (poi Parlamento europeo) e la Corte di giustizia. Venne anche istituito il Fondo sociale europeo, con lo scopo di migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori, e la Banca europea per gli investimenti, destinata ad agevolare l’espansione economica della Comunità.

I firmatari e gli aspetti formali

I Trattati di Roma furono firmati il 25 marzo 1957 e entrarono in vigore il 1° gennaio 1958. Tra i firmatari per l’Italia figuravano Antonio Segni e Gaetano Martino; per la Francia, Christian Pineau e Maurice Faure; per la Germania, Konrad Adenauer e Walter Hallstein; per il Belgio, Paul-Henri Spaak e Snoy et d’Oppuers; per i Paesi Bassi, Joseph Luns e J. Linthorst Homan; per il Lussemburgo, Joseph Bech e Lambert Schaus. I trattati furono redatti in quattro lingue ufficiali: italiano, francese, olandese e tedesco, tutte con uguale valore legale. Il depositario ufficiale dei trattati originali è il Governo della Repubblica italiana. La scelta di Roma come sede per la firma dei trattati aveva un forte valore simbolico, richiamando le radici storiche e culturali comuni dell’Europa.

L’evoluzione dell’Unione Europea

Dalla firma dei Trattati di Roma, l’integrazione europea ha compiuto passi significativi. Con il Trattato di Maastricht (1992) venne istituita l’Unione Europea e introdotta una struttura a tre pilastri, che includeva il Trattato sull’Unione Europea (TUE). Il nome del trattato originario CEE fu cambiato in “Trattato che istituisce la Comunità europea” (TCE). Successivamente, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona il 1° dicembre 2009, il TCE è stato rinominato “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea” (TFUE). Il Trattato di Lisbona ha mantenuto la struttura a tre livelli di competenza: materie di competenza esclusiva dell’UE (come l’unione doganale o la politica monetaria), settori di competenza concorrente (mercato interno, ambiente, energia) e aree di competenza di sostegno (cultura, turismo, istruzione). Questo trattato ha anche introdotto condizioni più rigorose per giustificare l’intervento regolatore dell’UE nelle materie concorrenti, affermando il principio di sussidiarietà. Nel corso degli anni, l’Unione si è notevolmente ampliata, passando dai sei membri originari agli attuali 27, estendendosi geograficamente e approfondendo l’integrazione in numerosi ambiti.

Sfide attuali e future dell’Unione Europea

Oggi l’Unione Europea affronta numerose sfide che mettono alla prova la sua coesione e i principi fondanti stabiliti nei Trattati di Roma. La crisi economica, le tensioni migratorie, i cambiamenti climatici e l’emergere di movimenti euroscettici richiedono risposte coordinate e solidali. La recente uscita del Regno Unito (Brexit) ha rappresentato un momento critico, costringendo l’UE a ripensare il proprio futuro. La pandemia di COVID-19 ha ulteriormente evidenziato sia le fragilità che i punti di forza dell’Unione, portando a iniziative senza precedenti come il NextGenerationEU. Guardando al futuro, l’UE si trova di fronte alla necessità di bilanciare diverse esigenze: rafforzare l’integrazione in settori strategici come la difesa e l’energia, rispettare le identità nazionali, promuovere la competitività economica globale e mantenere fede agli ideali di pace, democrazia e benessere condiviso che hanno ispirato i fondatori. Servono sicuramente degli sforzi comuni più che competizioni interne, su tutte le politiche, in primis quelle sociali e che impattano direttamente sulla vita dei cittadini, ma serve, a quasi settant’anni dalla firma dei Trattati di Roma, mantenere lo spirito che animava i padri fondatori per affrontare le sfide del XXI secolo con lo stesso coraggio e visione lungimirante.

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