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Il 17 marzo 1861 la prima seduta del Parlamento del Regno d’Italia

Cartina Politica dell'Italia preunitaria. Dopo l'Unità d'Italia tutti gli stati della penisola entrarono a far parte del Regno - Foto Wikipedia
Cartina Politica dell'Italia preunitaria. Dopo l'Unità d'Italia tutti gli stati della penisola entrarono a far parte del Regno - Foto Wikipedia

Il 17 marzo 1861 rappresenta una data fondamentale nella storia italiana: in questo giorno venne promulgata la legge n. 4671 che sanciva ufficialmente la nascita del Regno d’Italia, con Vittorio Emanuele II di Savoia che assumeva per sé e i suoi successori il titolo di Re d’Italia. Questo atto formale seguiva l’apertura della prima legislatura del Parlamento italiano, avvenuta il 18 febbraio 1861 a Torino, presso Palazzo Carignano. Il neonato Parlamento approvò questa legge che diede vita ufficialmente allo Stato unitario, coronando un processo risorgimentale durato decenni. Nonostante la data del 17 marzo 1861 sia celebrata come anniversario dell’Unità d’Italia, il percorso di unificazione effettiva del paese era ancora incompleto, mancando Roma (che sarebbe diventata capitale solo nel 1870) e il Veneto (annesso nel 1866).

Unità d’Italia: le origini del tricolore e il cammino verso l’unificazione

Il cammino verso l’Unità d’Italia iniziò ben prima del 1861. Una tappa simbolica di questo percorso fu il 7 gennaio 1797, quando per la prima volta il tricolore italiano venne adottato come bandiera della Repubblica Cispadana a Reggio Emilia. I tre colori – verde, bianco e rosso – divennero simbolo delle aspirazioni unitarie e dell’identità nazionale italiana. Nei decenni successivi, diversi movimenti patriottici cercarono di realizzare l’unificazione: dalle insurrezioni carbonare degli anni ’20 e ’30 ai moti rivoluzionari del 1848, fino alla Seconda Guerra d’Indipendenza del 1859. Quest’ultima, insieme alla spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi nel 1860, creò le condizioni decisive per l’unificazione. I plebisciti tenuti tra il 1860 e l’inizio del 1861 nelle regioni centro-meridionali sancirono l’annessione di questi territori al Regno di Sardegna, ponendo le basi per la proclamazione del Regno d’Italia.

Le prime elezioni e la composizione del Parlamento

Le elezioni che portarono alla formazione del primo Parlamento italiano si tennero il 27 gennaio e il 3 febbraio 1861. Il sistema elettorale, basato sullo Statuto Albertino, era fortemente censitario: poteva votare solo circa il 2% della popolazione, esclusivamente uomini e in base al censo. Il suffragio era quindi estremamente limitato. Il Regno venne diviso in 443 collegi elettorali, ognuno dei quali eleggeva un deputato. Su 418.696 aventi diritto al voto, i votanti furono 239.583, pari al 57,20% degli elettori. La Camera dei deputati risultava composta da 443 membri, mentre il Senato, non elettivo ma di nomina regia, contava 211 membri dopo la nomina di 56 nuovi senatori il 20 gennaio 1861. Quella che si insediò il 18 febbraio 1861 fu formalmente l’VIII legislatura, poiché si decise di continuare la numerazione delle legislature del precedente Parlamento del Regno di Sardegna.

La seduta del 18 febbraio e la proclamazione del 17 marzo 1861

Il Parlamento si riunì per la prima volta il 18 febbraio 1861 nell’Aula della Camera a Palazzo Carignano a Torino, allora capitale provvisoria. La seduta si aprì con il discorso della Corona pronunciato dal Re Vittorio Emanuele II, che tracciò un bilancio degli eventi che avevano portato all’unificazione e affidò al Parlamento il compito di dare “istituti comuni e stabile assetto” al Regno. Le fonti non riportano l’ora esatta dell’inizio della seduta, ma sappiamo che fu caratterizzata da grande entusiasmo, con frequenti grida di “Viva l’Italia” durante il discorso reale. Il 21 febbraio, il Presidente del Consiglio Camillo Benso Conte di Cavour presentò al Senato il progetto di legge che avrebbe ufficialmente riconosciuto il titolo di Re d’Italia a Vittorio Emanuele II. Questo progetto, composto da un solo articolo, divenne legge il 17 marzo 1861 e fu pubblicato il giorno successivo sulla Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia n. 68.

I protagonisti dell’Unità d’Italia nel primo Parlamento

Tra le figure più eminenti del primo Parlamento italiano spiccava indubbiamente Camillo Benso Conte di Cavour, che ricopriva la carica di Presidente del Consiglio. Architetto diplomatico dell’unificazione, Cavour rimase alla guida del governo fino alla sua morte prematura, avvenuta il 6 giugno 1861. Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi e protagonista della spedizione dei Mille, prestò giuramento come deputato il 18 aprile 1861. Un altro protagonista fu Vincenzo Fardella di Torrearsa, eletto presidente della Camera l’8 marzo 1861 con 188 voti su 223. Carlo Poerio, patriota napoletano che aveva sofferto il carcere borbonico, fu anch’egli nominato alla presidenza della Camera nello stesso giorno con 184 voti. Va menzionato anche Antonio Giuliani, deputato lunigianese, ingegnere e scienziato che partecipò attivamente alle agitazioni politiche e alla rivoluzione toscana, contribuendo significativamente al processo di unificazione.

Le sfide del nuovo Regno d’Italia

Il neonato Regno d’Italia si trovò subito ad affrontare sfide enormi. L’unificazione politica doveva essere seguita da quella amministrativa, economica e sociale di territori con storie e tradizioni molto diverse. Il divario economico tra il Nord e il Sud del paese era già evidente, con disparità in termini di industrializzazione, infrastrutture e sviluppo agricolo. L’analfabetismo colpiva oltre il 70% della popolazione, con punte ancora più alte nel Meridione. Il sistema fiscale necessitava di un’armonizzazione, così come la legislazione e l’amministrazione pubblica. Inoltre, rimanevano da risolvere importanti questioni territoriali: Roma era ancora sotto il controllo pontificio e il Veneto apparteneva all’Impero asburgico. Il nuovo Regno doveva anche affrontare il fenomeno del brigantaggio nel Sud, che rappresentava una forma di resistenza all’unificazione e una reazione alle difficoltà economiche e sociali. Cavour morì prematuramente pochi mesi dopo la proclamazione del Regno, lasciando ai suoi successori l’onere di affrontare queste complesse sfide.

Il 164° anniversario dell’Unità d’Italia: riflessioni contemporanee

Il 17 marzo 2025 ricorre il 164° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia. Questa ricorrenza, che dal 1911 è celebrata come Festa dell’Unità d’Italia, offre l’occasione per riflettere sul significato dell’unificazione nazionale nella società contemporanea. Oggi l’Italia affronta sfide diverse ma non meno complesse di quelle del 1861: dalla transizione ecologica alla trasformazione digitale, dalle disuguaglianze sociali alle sfide dell’integrazione europea. Permangono anche divari territoriali tra Nord e Sud, seppur in forme diverse rispetto al passato. Le celebrazioni dell’Unità d’Italia rappresentano un momento per rafforzare il senso di appartenenza nazionale, pur nel rispetto delle identità locali che compongono il ricco mosaico culturale italiano. L’eredità del Risorgimento, con i suoi ideali di libertà, indipendenza e progresso, continua a essere rilevante nel dibattito pubblico contemporaneo, ricordandoci come l’unità nazionale sia un progetto sempre in divenire che richiede rinnovato impegno da parte di istituzioni e cittadini.

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